“La vita di un’altra”: il libro di Jessica Zanardo per conoscere il diabete T1.

Questo è un libro che rispecchia la vita. La ricalca, la sviscera e la sbatte in faccia al lettore, con fierezza, senza esitazioni. La vita è quella dell’autrice, Jessica Zanardo. Ma è anche “la vita di un’altra”, come il titolo ci ricorda.

Diabete T1_dedica del libro

Un romanzo autobiografico, scritto con tecnica mista tra diario e reportage, che segue un percorso di autoconsapevolezza, femminile e umano.

Una storia dove si alternano avvenimenti, pensieri, passioni. Una storia da continuare a seguire, anche dopo la parola fine.

La recensione

All’inizio del libro Jessica ha poco meno di 30 anni. Sta male da giorni. La vediamo in ospedale, al pronto soccorso: forse è una colica renale.

No.

La sentenza, dopo infinite ore di esami e “panico”, è il diabete di tipo 1.

Il diabete? La malattia dei vecchi che mangiano troppi dolci?

No.

Stiamo parlando del diabete T1: pochi ne sanno tanto. Tanti ne sanno pochissimo, me compresa.

Se cercate informazioni su Google troverete che è una malattia autoimmune, collegata al metabolismo e provocata dalla mancanza o dall’insufficienza grave di insulina, ormone prodotto dal pancreas.

Quando scopri di avere questa malattia, c’è un prima e c’è un dopo: sei catapultato dentro un mondo di misurazioni, aghi, incertezze. Sei ancora tu, ma allo stesso tempo smetti di essere ciò che sei sempre stato. Qualcosa di alieno decide per te. Ti afferra e si impadronisce prima del tuo corpo; poi, ed è forse il pericolo peggiore, della tua mente. Per Jessica questo nemico interno prende il nome di Jack: l’autrice ha bisogno di battezzarlo, dargli una definizione concreta. In questo modo lo esorcizza e con il tempo impara a conoscerlo.

Diabete T1_misurazioni

Attraverso una narrazione scorrevole, avvincente e sincera, Jessica ci porta per mano nel profondo di questa paralisi fisica e mentale, a cui seguono momenti di rifiuto, di reazione esagerata, di resistenza allo stremo, fino all’autosacrificio. Montagne russe delle emozioni e dei sensi. Cervello messo a tacere. Pancia che urla. È lunga, tortuosa e impegnativa la via per l’equilibrio, la strada per l’accettazione del sé.

Con grande fatica e coraggio, in un cammino in cui il diabete aprirà gli occhi su tante situazioni che diabete non sono (dal lavoro all’amore, all’amicizia), Jessica imparerà a ritrovare un senso. E comincerà a vivere una vita inedita, la vita di un’altra sé stessa: questa identità rinnovata significa un nuovo modo di conoscersi a fondo, di amarsi.

L’intervista

Chi è Jack e cosa rappresenta nella tua e nelle nostre vite?

Jack per me è il diabete di tipo 1, ma dopo tre anni di condivisione con le persone, mi sono resa conto che Jack potrebbe essere qualsiasi cosa: un amore finito, un lavoro che odiamo, un figlio che non ascolta, un tradimento, una malattia, una brutta giornata, un aborto spontaneo o volontario. Tutto ciò che arriva improvvisamente o lentamente e che porta scompiglio nella nostra vita. Un qualcosa con il quale dobbiamo fare i conti. Che ci stravolge i piani e la sicurezza. Che ci toglie dalla comfort zone. Ma che alla fine ci insegna qualcosa.

Diabete T1_nuova vita

Il tuo percorso di consapevolezza non è stato lineare: nel libro parli di “panico”, “montagne russe”, “donna in rinascita”. Oggi a che punto di questo cammino ti trovi e come ti vedi?

Sono in cammino, non mi sono mai fermata da allora, sono in procinto di pubblicare il secondo libro, dove parlerò della mia seconda sfida, il mio secondo “Jack”: l’aborto spontaneo. Oggi mi vedo ricca di esperienze che mi migliorano giorno dopo giorno. Come ho detto nel libro, sono la versione migliorata di me stessa ogni volta. In questo caso, ogni giorno. Il diabete di tipo 1 ti obbliga a ricominciare ogni giorno, perché devo pianificarlo. Il qui e ora è parte integrante della mia vita. Cammino, la strada si crea sotto i miei piedi ad ogni passo ed è incredibile la resilienza che ho imparato in questi anni. Ho in mente molti progetti, ma ciò che alimenta la mia linfa è la condivisione quotidiana. È meraviglioso.

Diabete T1_donna in cammino

Come aiuti le persone nelle tue stesse condizioni?

Il blog è attivo dal 2017 ed è stata una scoperta quotidiana. Anzi, è una scoperta quotidiana. Ho iniziato pubblicando parti del primo libro, poi ho scoperto i video, grazie al mio ragazzo, e da allora non ho più smesso. Ho deciso una linea guida, raccontare la verità del dietro le quinte del diabete 1 senza remore. Questo è un aiuto incredibile, vedere che le persone si riconoscono è una liberazione. Proprio quello che è successo a me all’inizio, mi sono riconosciuta nelle loro parole quando ho pubblicato i primi post. Il riconoscersi genera libertà. Perché le persone in qualche modo si rilassano e lasciano spazio alla conoscenza. Poi altra cosa fondamentale è l’ironia, tutto ha un altro sapore con un sorriso stampato in viso. Questo è il segreto per me e per loro.

Diabete T1_community

Ci racconti la tua giornata tipo? Come interagiscono Jessica e Jack?

Mi sveglio e per primissima cosa controllo la glicemia: la mia giornata inizia così. Da quel momento programmo il da farsi, se ho la glicemia bassa (ipoglicemia) decido di correggere. Poi attendo che si stabilizzi e faccio colazione. Poi vado in ufficio, monitoro ogni 10-20 minuti la glicemia quando non ho appuntamenti, altrimenti trascorre molto più tempo da un check all’altro. Ogni misurazione determina una decisione, per evitare ipoglicemie o iperglicemie. Poi arriva il pranzo e anche lì, in base a ciò che andrò a mangiare, devo decidere la terapia insulinica. Mangio e poi torno a casa per dare da mangiare e fare uscire la cagnolina. In quel contesto devo decidere come comportarmi perché anche una camminata incide sulla glicemia. Di nuovo in ufficio, stessa cosa della mattina, monitoro e decido. Altra cosa che influenza la glicemia è lo stress, quindi se mi arrabbio o sono in tensione devo monitorare di più la glicemia. Se la giornata è sedentaria o movimentata, devo controllare la glicemia. Perché ogni giorno è diverso dall’altro. È per questo che il “qui e ora” è fondamentale.

Diabete T1_aiutare

La sera arrivo a casa e dipende dal giorno settimanale perché il lunedì ho pole dance e il giovedì pallavolo, anche qui devo monitore e gestire al meglio le glicemie prima, durante e post sport. Prima della cena idem, misuro, capisco e gestisco. Ceno e poi passeggiata con la cagnolina sempre tenendo d’occhio la glicemia. Poi mi rilasso scrivendo o guardando un film e alla fine si va a letto. Prima di andare a letto controllo la glicemia, decido se mangiare qualcosa per evitare un’ipoglicemia notturna. Quelle sono fetenti perché non le senti arrivare, te ne accorgi solo una volta che l’ipoglicemia ti sveglia. In alcuni casi non ti riesci a svegliare ed è gravissimo. In altri casi non ti riesci più a riaddormentare perché dopo aver corretto, magari in malo modo preso dall’ansia, hai l’effetto contrario: iperglicemia. Se invece sei fortunato/a non succede nulla e il giorno dopo sei fresco/a come una rosa! Questa è la mia giornata tipo. Un diabetico di tipo 1 fa circa 59 pensieri al giorno legati alle decisioni sulla terapia. Basti pensare che siamo il nostro pancreas, non è difficile da comprendere.

Le ultime domande sono dedicate a queste giornate complesse: come hai vissuto l’attuale emergenza sanitaria? Cosa significa gestire il diabete in quarantena?

Questa emergenza l’ho vissuta bene, perché ho deciso fin da subito di rimanere a casa. In queste settimane ho cercato di aumentare gli sforzi per avere glicemie più vicine alla norma, mangiando bene, evitando più possibile i cibi ricchi di grassi o carboidrati complessi. Mi sono allenata di più e mi sono presa lunghe pause dallo stress. Questa quarantena mi ha permesso di conoscermi un po’ di più e capire quanto la tranquillità influisca positivamente nella nostra malattia.

Diabete T1_emergenza

Ovviamente essendo il T1 una condizione molto personale, non tutti hanno reagito come me, ma so che non sono l’unica ad avere timore di ritornare alla vecchia vita scandita da stress, velocità, obiettivi disumani e inquinamento. Ho deciso che la mia nuova vita sarà meno frenetica perché ho imparato a vivere con meno, risparmiando sul cibo e le uscite, vedendo che tutti quei vestiti non mi servono e che posso camminare invece che prendere la macchina in molte occasioni. Ho capito che il superfluo è inutile perché ciò che mi è mancato di più è legato a cose semplici: la passeggiata nel centro della mia città, le cene in famiglia, gli aperitivi con alcuni amici. Tutto ciò che prima era diventato molto scontato, oggi ha un valore immenso. Il tempo ha un valore ineguagliabile per me ora. Si può risparmiare denaro, ma non tempo. Il tempo va vissuto nel migliore dei modi e la terra su cui viviamo va rispettata molto di più perché se si ammala lei, abbiamo visto che ci ammaliamo anche noi.

Il consiglio

Attraverso questo libro Jessica parla alle persone come lei. Ai familiari e agli amici delle persone come lei. Ma non solo: parla anche a tutti noi, che non sperimentiamo il diabete T1 ogni giorno. Eppure ne siamo venuti a conoscenza, in forma diretta o indiretta, almeno qualche volta nelle nostre esistenze, guardandolo con sospetto, con terrore e sollievo egoistico: “speriamo non mi capiti mai”. Questo libro è utile a più livelli: è un modo per conoscere una malattia che viene da dentro, di cui si parla ancora poco. Perché le persone tendono a nasconderla. Perché nessuno vuole essere un peso, prima di tutto per sé stesso.

Diabete T1_ironia

Jessica invece ne parla. Fa uscire Jack allo scoperto.

E nel suo viaggio trova tante Jessiche. Tanti Jack.

Sono ragazzi e ragazze. Bambini, anche molto piccoli. Sono mamme e papà che si sono reinventati per vivere alla giornata e hanno rivisto tutta la propria organizzazione familiare, così da fare spazio al diabete. Accoglierlo. Senza soccombere, senza morire.

Jessica si racconta e racconta. Aspetti medici, sensazioni quotidiane, consigli. Con sfrontatezza, certe volte. Con uno stile crudo. Iperrealista. Perché non c’è niente di cui vergognarsi.

Dialoga con un pubblico trasversale, come trasversale è il diabete T1: vale per tutti, a ogni età, in ogni condizione sociale. Allora, per fare community, per stringere le persone in un cerchio che aiuta, vanno bene anche i social: Facebook, Instagram. Anche il più recente Tik Tok. Del resto, gli adolescenti diabetici possono sentirsi meno soli attraverso un jingle divertente, che ironizza sull’ipoglicemia.

Grazie Jessica. E grazie Jack.

Sei bastardo, lo sappiamo. Ma hai trovato Jessica: e insieme state facendo grandi cose.

Diabete T1_bilancio

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